Capitolo 1Bambola Gonfiabile
Shinya
**
Un altro giorno trascorso insieme.
L’ennesimo.
Da un mese a questa parte
Sono da lui.
Praticamente vivo da lui.
Perché io voglio stare qui.
E lui non mi ha mai detto di andarmene.
Quindi, finché non riceverò un chiaro messaggio che do fastidio, me ne starò qui, con lui, a condividere tanti piccoli aspetti di vita quotidiana.
Ormai ho anche delle mie cose che caratterizzano la sua casa.
Ad esempio ho la mia parte di letto.
E il mio cuscino.
Ho lo spazzolino.
Le mie bacchette personali.
I miei indumenti ad asciugare.
Bracciali, riviste e altre mie cose sparse per la casa.
Ci sono anche io qui, adesso, oltre ai suoi mille gadget.
“Vieni, Hikaru. Posa qui la spesa…” mi dice Sho, indicandomi il piano della cucina.
Poggio lì la busta e comincio a tirare fuori le cose che abbiamo comprato.
Lui mi passa vicino e mi bacia.
Io gli sorrido e continuo a mettere le cose apposto.
Lui mi aiuta.
Mette apposto quello che gli passo io.
Vedo la maglietta tutta bagnata.
E’ sudato.
“Vatti a cambiare. Qui faccio io” gli dico, sorridendo.
Lui annuisce.
Si sfila la maglietta sudata
E si allontana verso la camera.
Sento un fruscio di vestiti mentre io ripongo delle bevande in frigo.
Mi raggiunge poco dopo e mi abbraccia da dietro.
Spinge il bacino verso di me e io sospiro.
“Hai finito?” mi chiede, sussurrando.
“Sì…”.
Non è vero.
Ci sono ancora delle cose da mettere apposto.
Ma non ne ho voglia.
Voglio stare con lui.
Voglio fare l’amore con lui.
Solo questo.
Mi volto verso di lui e gli circondo il collo con le braccia.
Lo bacio sulla bocca
E lui mi ricambia.
Mi sorride mentre mi accarezza la schiena con le sue grandi mani.
Strofina il naso contro il mio
E mi stringe forte.
Fortissimo.
Io rido.
Lui mi bacia.
E io sento che è arrivato il momento di dirlo.
Che è arrivata l’ora.
Perché non posso tenermelo più dentro.
Inghiotto a vuoto.
“Ti amo…”.
L’ho detto.
L’ho fatto sul serio.
Le due magiche paroline sono uscite dalla mia bocca.
Per la prima volta.
Rivolte a lui.
Che adesso mi guarda con due occhi grandi come palline da tennis.
“… cosa…? … che hai detto…?”.
Dire che è sotto shock è dire poco.
Si stacca subito da me
E fa un passo indietro
Come scottato.
“Ho detto…” deglutisco “Che ti amo…”.
E’ un incubo.
Non mi sta guardando così.
Non mi sta guardando così sul serio.
Non ha davvero il panico negli occhi.
Non sento davvero la sgradevole sensazione
Che lo sto inesorabilmente perdendo…
Dio…
Cosa cazzo mi è venuto in mente?
Lo sapevo!
LO SAPEVO!
Sapevo
Che sarebbe andata così!
Lo sapevo, cazzo!
Sapevo che l’avrei perso!
E allora perché l’ho detto?
PERCHE’?
DANNAZIONE!
Non dovevo!
Non dovevo!
“Non puoi parlare sul serio…”.
Il suo tono è terrorizzato.
E io mi sento morire dentro.
Sento che tutto va in frantumi.
Che questi mesi insieme
Hanno rappresentato qualcosa solo per me.
Per lui ero solo un passatempo.
Un modo come un altro per farsi una scopata.
Sento gli occhi inumidirsi e solo Dio sa quanto vorrei piangere adesso.
E senza che io lo voglia
Sento la faccia bruciare
E una lacrima fredda solcarmi la guancia.
Vorrei morire…
“Hikaru…”.
Il suo tono è incerto.
Non sa nemmeno lui cosa dire.
“Io ti amo sul serio…” ripeto.
Mi sento patetico.
SONO patetico.
Mi odio.
Lo odio.
Che qualcuno mi uccida…
Vi prego…
Toglietemi da questa realtà…
“Hikaru… parliamone…”.
Tende una mano verso di me, cercando di afferrarmi un braccio.
Ma io lo scanso, strattonando il braccio.
“Non c’è niente di cui parlare…” rispondo.
Chiudo gli occhi che continuano a bruciare.
Le lacrime non si fermano.
E io vorrei morire…
“Io c’ho provato, davvero, ce l’ho messa tutta, ma non c’è verso…” singhiozzo “Tu non ti innamori di me, non ci riesci…” mi mordo le labbra e lo fisso dritto negli occhi.
Non vedo nulla, ho la vista appannata dalle lacrime.
“E per quanto io c’abbia provato, per quanto io mi sia impegnato, tu non riesci ad amarmi…”.
Dirlo mi sta lentamente uccidendo…
Che sia arrivato finalmente il momento di fuggire da questa realtà così orribile?
“Sicuramente ami il mio corpo. Quello ti piace tanto…” mi scappa un sorriso triste e per un attimo abbasso lo sguardo.
Poi lo fisso di nuovo negli occhi: “Ma tu devi amare anche altre parti di me. Devi amare me, il mio cervello, il mio cuore, il mio carattere, le mie piccola abitudini, le mie fisime…” inghiotto a vuoto “Tu dovresti amare tutto di me…” scuoto la testa “Ma non lo fai”.
Un’altra lacrima mi solca il viso e piangere davanti a lui mi sta sfinendo.
“E io invece amo tutto di te. Dio… ti amo anche adesso… ti amo sempre e comunque… ti amo a prescindere da quello che fai…” un sorriso amano “Ma per te non è così. Per te non è uguale”.
Prendo fiato.
E non so perché
Ma lo discolpo da tutto.
“E non è colpa tua, davvero, e neanche mia. Semplicemente non siamo fatti per stare insieme. Anche se io bramerei per un tuo bacio d’amore… ma non avverrà mai. Devo rassegnarmi. E anche se ce l’ho messa tutta, ormai è davvero troppo tempo che provo a farmi amare da te”.
Che qualcuno mi uccida…
Che qualcuno mi impedisca di dirglielo…
“Non ci sono riuscito. E adesso sono stanco di essere la tua bambola gonfiabile…”.
Prendo fiato di nuovo.
“Ormai…”.
Lo fisso.
E’ ancora in silenzio.
Non ha mai aperto bocca, fino ad ora.
Evidentemente non gliene importa nulla…
“… possiamo anche lasciarci, no?” sorrido.
Del mio sorriso più falso.
Del sorriso più amichevole che riesco a trovare.
Del sorriso più triste che io abbia mai fatto.
Perché se anche le mie labbra si piegano verso l’alto
Il mio cuore si sta frantumando in mille pezzi.
“Per te va bene… no?”.
Sorridi, Hikaru, sorridi.
Piangi dopo.
Muori dopo.
Ma non ora.
Non davanti a lui.
Non qui.
Non umiliarti più di così.
Resisti.
Ingoia il rospo
E resisti.
Non piangere.
Non scoppiare a piangere.
Non farlo.
Non…
Quando un mio singhiozzo rompe il silenzio teso che si è formato, vorrei sprofondare.
Mi porto un braccio davanti agli occhi
E li copro al suo sguardo.
Sho non sa che fare.
Mi spiace averlo messo in questa situazione.
“Scusa… non volevo piangere…” mentre lo dico singhiozzo come un bambino.
Mi odio.
“Scusa… io… non volevo, davvero…”.
Basta.
Basta, Signore, ti prego…
Fa che tutto si spenga.
Fa che sparisca.
Fa che se ne vada.
Che non mi guardi in quel modo!
“Scusa…”.
Perché continuo a ripeterlo?
Non mi capisco più…
“Adesso me ne vado. Promesso”.
Afferro un po’ delle mie cose alla rinfusa.
Non so neanche cosa sto facendo.
Non capisco.
Non capisco più niente.
“Fammi solo prendere le mie cose… ci vorrà un attimo…”.
Continuo ad afferrare le mie cose.
Me le racchiudo tutte addosso.
Afferro l’anonima del supermercato e ci infilo dentro le mie cose.
Vado in bagno e afferro lo spazzolino.
“Questo bisogna buttarlo via… so che è tuo ma l’ho usato io… quindi… credo sia il caso di buttarlo via…” lo agito sorridendo a disagio e lo butto nel cestino.
Il suo spazzolino rosso, che ho usato io quando ero qui, adesso è nel cestino.
Buttato via.
Come lui ha buttato via me.
Come lui ha mandato a puttane tutto.
Chiudo lo sportello del secchio e mi volto verso di lui.
“Sai, Sho…”.
Lo fisso.
“Vaffanculo”.
Adesso che mi prende?
“Cosa?”.
E’ sotto shock.
“Vaffanculo” ripeto.
Lui è ammutolito.
Di nuovo.
Di nuovo
Non parla.
Se ne sta zitto.
E se ne frega.
“Sì, vaffanculo. Perché nessuno ti da il diritto di pestare i miei sentimenti così! Vaffanculo! Vaffanculo! VAFFANCULO!”.
Gli mollo un ceffone così forte che rimbomba per tutta la casa.
Lui si porta una mano sulla guancia ferita
E mi fissa a occhi sgranati.
Non ha mai visto questo lato di me.
Non mi ha mai visto incazzato.
Non sa cosa fare.
Come reagire.
Come comportarsi.
Per questo non fa nulla.
Come fino ad ora.
Semplicemente,
Mi fissa in silenzio.
“E sai qual’è la cosa che mi irrita di più? E’ che tu non parli! Te ne stai zitto e mi guardi con quella faccia da idiota, completamente basito di fronte ad una persona che non ha mai aperto il suo cuore a nessuno e che quando lo fa cosa riceve? Silenzio!”.
“Hikaru… mi hai preso alla sprovvista…”.
“INUTILE CERCARE DI GIUSTIFICARSI!” lo zittisco “Lo so che non mi ami! Però VAFFANCULO! Posso mandartici? Posso mandarti al diavolo, porca puttana? Ne ho il diritto! Dopo che non hai saputo fare altro che fare il muto davanti alla mia confessione, ho il sacrosanto diritto di mandarti a ‘fanculo!”.
“Hikaru… ascolta… io… non me lo aspettavo… tutto qui… questo non vuol dire che non ti…”.
“Non dirlo” lo blocco “Sarebbe ancora più squallido sentirti dire che mi ami dopo che, chiaramente, non provi la stessa cosa che provo io!”.
“Hikaru… ascoltami…”.
“No, Sho. Ascoltami tu”.
E’ arrivato il momento.
“E’ finita. Basta”.
E il cuore mi si sgretola.
Esco,
Sbattendo la porta dietro di me.
Chiudendo tutto.
Per sempre.
Definitivamente.
Dicendo basta
All’unica cosa a cui tenevo davvero…
**CONTINUA**
Shinya
**
Un altro giorno trascorso insieme.
L’ennesimo.
Da un mese a questa parte
Sono da lui.
Praticamente vivo da lui.
Perché io voglio stare qui.
E lui non mi ha mai detto di andarmene.
Quindi, finché non riceverò un chiaro messaggio che do fastidio, me ne starò qui, con lui, a condividere tanti piccoli aspetti di vita quotidiana.
Ormai ho anche delle mie cose che caratterizzano la sua casa.
Ad esempio ho la mia parte di letto.
E il mio cuscino.
Ho lo spazzolino.
Le mie bacchette personali.
I miei indumenti ad asciugare.
Bracciali, riviste e altre mie cose sparse per la casa.
Ci sono anche io qui, adesso, oltre ai suoi mille gadget.
“Vieni, Hikaru. Posa qui la spesa…” mi dice Sho, indicandomi il piano della cucina.
Poggio lì la busta e comincio a tirare fuori le cose che abbiamo comprato.
Lui mi passa vicino e mi bacia.
Io gli sorrido e continuo a mettere le cose apposto.
Lui mi aiuta.
Mette apposto quello che gli passo io.
Vedo la maglietta tutta bagnata.
E’ sudato.
“Vatti a cambiare. Qui faccio io” gli dico, sorridendo.
Lui annuisce.
Si sfila la maglietta sudata
E si allontana verso la camera.
Sento un fruscio di vestiti mentre io ripongo delle bevande in frigo.
Mi raggiunge poco dopo e mi abbraccia da dietro.
Spinge il bacino verso di me e io sospiro.
“Hai finito?” mi chiede, sussurrando.
“Sì…”.
Non è vero.
Ci sono ancora delle cose da mettere apposto.
Ma non ne ho voglia.
Voglio stare con lui.
Voglio fare l’amore con lui.
Solo questo.
Mi volto verso di lui e gli circondo il collo con le braccia.
Lo bacio sulla bocca
E lui mi ricambia.
Mi sorride mentre mi accarezza la schiena con le sue grandi mani.
Strofina il naso contro il mio
E mi stringe forte.
Fortissimo.
Io rido.
Lui mi bacia.
E io sento che è arrivato il momento di dirlo.
Che è arrivata l’ora.
Perché non posso tenermelo più dentro.
Inghiotto a vuoto.
“Ti amo…”.
L’ho detto.
L’ho fatto sul serio.
Le due magiche paroline sono uscite dalla mia bocca.
Per la prima volta.
Rivolte a lui.
Che adesso mi guarda con due occhi grandi come palline da tennis.
“… cosa…? … che hai detto…?”.
Dire che è sotto shock è dire poco.
Si stacca subito da me
E fa un passo indietro
Come scottato.
“Ho detto…” deglutisco “Che ti amo…”.
E’ un incubo.
Non mi sta guardando così.
Non mi sta guardando così sul serio.
Non ha davvero il panico negli occhi.
Non sento davvero la sgradevole sensazione
Che lo sto inesorabilmente perdendo…
Dio…
Cosa cazzo mi è venuto in mente?
Lo sapevo!
LO SAPEVO!
Sapevo
Che sarebbe andata così!
Lo sapevo, cazzo!
Sapevo che l’avrei perso!
E allora perché l’ho detto?
PERCHE’?
DANNAZIONE!
Non dovevo!
Non dovevo!
“Non puoi parlare sul serio…”.
Il suo tono è terrorizzato.
E io mi sento morire dentro.
Sento che tutto va in frantumi.
Che questi mesi insieme
Hanno rappresentato qualcosa solo per me.
Per lui ero solo un passatempo.
Un modo come un altro per farsi una scopata.
Sento gli occhi inumidirsi e solo Dio sa quanto vorrei piangere adesso.
E senza che io lo voglia
Sento la faccia bruciare
E una lacrima fredda solcarmi la guancia.
Vorrei morire…
“Hikaru…”.
Il suo tono è incerto.
Non sa nemmeno lui cosa dire.
“Io ti amo sul serio…” ripeto.
Mi sento patetico.
SONO patetico.
Mi odio.
Lo odio.
Che qualcuno mi uccida…
Vi prego…
Toglietemi da questa realtà…
“Hikaru… parliamone…”.
Tende una mano verso di me, cercando di afferrarmi un braccio.
Ma io lo scanso, strattonando il braccio.
“Non c’è niente di cui parlare…” rispondo.
Chiudo gli occhi che continuano a bruciare.
Le lacrime non si fermano.
E io vorrei morire…
“Io c’ho provato, davvero, ce l’ho messa tutta, ma non c’è verso…” singhiozzo “Tu non ti innamori di me, non ci riesci…” mi mordo le labbra e lo fisso dritto negli occhi.
Non vedo nulla, ho la vista appannata dalle lacrime.
“E per quanto io c’abbia provato, per quanto io mi sia impegnato, tu non riesci ad amarmi…”.
Dirlo mi sta lentamente uccidendo…
Che sia arrivato finalmente il momento di fuggire da questa realtà così orribile?
“Sicuramente ami il mio corpo. Quello ti piace tanto…” mi scappa un sorriso triste e per un attimo abbasso lo sguardo.
Poi lo fisso di nuovo negli occhi: “Ma tu devi amare anche altre parti di me. Devi amare me, il mio cervello, il mio cuore, il mio carattere, le mie piccola abitudini, le mie fisime…” inghiotto a vuoto “Tu dovresti amare tutto di me…” scuoto la testa “Ma non lo fai”.
Un’altra lacrima mi solca il viso e piangere davanti a lui mi sta sfinendo.
“E io invece amo tutto di te. Dio… ti amo anche adesso… ti amo sempre e comunque… ti amo a prescindere da quello che fai…” un sorriso amano “Ma per te non è così. Per te non è uguale”.
Prendo fiato.
E non so perché
Ma lo discolpo da tutto.
“E non è colpa tua, davvero, e neanche mia. Semplicemente non siamo fatti per stare insieme. Anche se io bramerei per un tuo bacio d’amore… ma non avverrà mai. Devo rassegnarmi. E anche se ce l’ho messa tutta, ormai è davvero troppo tempo che provo a farmi amare da te”.
Che qualcuno mi uccida…
Che qualcuno mi impedisca di dirglielo…
“Non ci sono riuscito. E adesso sono stanco di essere la tua bambola gonfiabile…”.
Prendo fiato di nuovo.
“Ormai…”.
Lo fisso.
E’ ancora in silenzio.
Non ha mai aperto bocca, fino ad ora.
Evidentemente non gliene importa nulla…
“… possiamo anche lasciarci, no?” sorrido.
Del mio sorriso più falso.
Del sorriso più amichevole che riesco a trovare.
Del sorriso più triste che io abbia mai fatto.
Perché se anche le mie labbra si piegano verso l’alto
Il mio cuore si sta frantumando in mille pezzi.
“Per te va bene… no?”.
Sorridi, Hikaru, sorridi.
Piangi dopo.
Muori dopo.
Ma non ora.
Non davanti a lui.
Non qui.
Non umiliarti più di così.
Resisti.
Ingoia il rospo
E resisti.
Non piangere.
Non scoppiare a piangere.
Non farlo.
Non…
Quando un mio singhiozzo rompe il silenzio teso che si è formato, vorrei sprofondare.
Mi porto un braccio davanti agli occhi
E li copro al suo sguardo.
Sho non sa che fare.
Mi spiace averlo messo in questa situazione.
“Scusa… non volevo piangere…” mentre lo dico singhiozzo come un bambino.
Mi odio.
“Scusa… io… non volevo, davvero…”.
Basta.
Basta, Signore, ti prego…
Fa che tutto si spenga.
Fa che sparisca.
Fa che se ne vada.
Che non mi guardi in quel modo!
“Scusa…”.
Perché continuo a ripeterlo?
Non mi capisco più…
“Adesso me ne vado. Promesso”.
Afferro un po’ delle mie cose alla rinfusa.
Non so neanche cosa sto facendo.
Non capisco.
Non capisco più niente.
“Fammi solo prendere le mie cose… ci vorrà un attimo…”.
Continuo ad afferrare le mie cose.
Me le racchiudo tutte addosso.
Afferro l’anonima del supermercato e ci infilo dentro le mie cose.
Vado in bagno e afferro lo spazzolino.
“Questo bisogna buttarlo via… so che è tuo ma l’ho usato io… quindi… credo sia il caso di buttarlo via…” lo agito sorridendo a disagio e lo butto nel cestino.
Il suo spazzolino rosso, che ho usato io quando ero qui, adesso è nel cestino.
Buttato via.
Come lui ha buttato via me.
Come lui ha mandato a puttane tutto.
Chiudo lo sportello del secchio e mi volto verso di lui.
“Sai, Sho…”.
Lo fisso.
“Vaffanculo”.
Adesso che mi prende?
“Cosa?”.
E’ sotto shock.
“Vaffanculo” ripeto.
Lui è ammutolito.
Di nuovo.
Di nuovo
Non parla.
Se ne sta zitto.
E se ne frega.
“Sì, vaffanculo. Perché nessuno ti da il diritto di pestare i miei sentimenti così! Vaffanculo! Vaffanculo! VAFFANCULO!”.
Gli mollo un ceffone così forte che rimbomba per tutta la casa.
Lui si porta una mano sulla guancia ferita
E mi fissa a occhi sgranati.
Non ha mai visto questo lato di me.
Non mi ha mai visto incazzato.
Non sa cosa fare.
Come reagire.
Come comportarsi.
Per questo non fa nulla.
Come fino ad ora.
Semplicemente,
Mi fissa in silenzio.
“E sai qual’è la cosa che mi irrita di più? E’ che tu non parli! Te ne stai zitto e mi guardi con quella faccia da idiota, completamente basito di fronte ad una persona che non ha mai aperto il suo cuore a nessuno e che quando lo fa cosa riceve? Silenzio!”.
“Hikaru… mi hai preso alla sprovvista…”.
“INUTILE CERCARE DI GIUSTIFICARSI!” lo zittisco “Lo so che non mi ami! Però VAFFANCULO! Posso mandartici? Posso mandarti al diavolo, porca puttana? Ne ho il diritto! Dopo che non hai saputo fare altro che fare il muto davanti alla mia confessione, ho il sacrosanto diritto di mandarti a ‘fanculo!”.
“Hikaru… ascolta… io… non me lo aspettavo… tutto qui… questo non vuol dire che non ti…”.
“Non dirlo” lo blocco “Sarebbe ancora più squallido sentirti dire che mi ami dopo che, chiaramente, non provi la stessa cosa che provo io!”.
“Hikaru… ascoltami…”.
“No, Sho. Ascoltami tu”.
E’ arrivato il momento.
“E’ finita. Basta”.
E il cuore mi si sgretola.
Esco,
Sbattendo la porta dietro di me.
Chiudendo tutto.
Per sempre.
Definitivamente.
Dicendo basta
All’unica cosa a cui tenevo davvero…
**CONTINUA**

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