Sentirsi a CasaShinya
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Basta!
Basta!
BASTA!
Non ne posso più!
Scusatemi tanto se vi ho deluso!
Scusatemi tanto se non sono il figlio che avete sempre desiderato che io fossi!
Scusate tanto se ho delle mie idee!
E
SCUSATE TANTO
Se faccio le mi scelte!
Scusatemi!
“Vaffanculo!” ribadisco.
“Non ti permetto di parlare così a tua madre!” sbraita mio padre, arrossandosi il viso così tanto da sembrare un pomodoro maturo.
“Vaffanculo pure tu!” urlo.
“HIKARU!” mi sovrasta mia madre, isterica, con gli occhi lucidi e sbarrati, sorpresa che il frutto del suo grembo possa rivoltarglisi contro.
“Hikaru un cazzo, dannazione! Non vi va bene quello che faccio? Affari vostri!” chiarisco.
“No che non lo siamo!” urla mio padre, afferrato per un braccio da mia madre, che tenta di calmarlo.
Non reggerebbe mai alla visione di suo figlio e di suo marito che si picchiano.
“Tesoro…” parla mia madre, piano, con un tono così fintamente pacato da darmi il vomito “Non puoi certo pensare che siamo felici a pensarti come attore di film per adulti…”.
“Si chiamano porno, mamma” chiarisco, puntando le mani ai fianchi.
Mia madre assume un’espressione contrita alle mie parole.
Io sorrido trionfante.
Te l’ho chiarito apposta il concetto, mamma, perché tu odi quella definizione.
Tu odi il mio lavoro.
Odi le parole
Film Porno.
Le odi.
E invece, mia cara mammina, è esattamente quello che il tuo caro pargoletto ha deciso di fare nella vita.
L’attore porno.
“Sono
un
attore
porno” scandisco bene, parola per parola, cosicché il concetto le entri bene in testa.
Questo concetto ti deve perforare il cervello, mamma.
“Ficcatevelo bene in testa perché questa cosa non cambia!”.
“Hikaru, pensaci bene… sei un ragazzo intelligente… se ricominciassi l’università…” prova mia madre, per l’ennesima, irritante volta.
“Ci ho provato ed è andata uno schifo!” le ricordo, mentore dei miei insuccessi.
“Ma se ti impegnassi…” riprova, ma io la interrompo: “HO DETTO DI NO, PORCA PUTTANA!” sbraito.
“Tieni fuori le puttane…” bofonchia mio padre, sperando di non farsi sentire, ma io lo sento e so cosa intendeva…
“Guarda che puoi dirlo, se vuoi…puoi dire che sarò io la puttana… che si fa inculare dagli uomini…” sibilo, nel più cattivo dei miei toni.
“Non l’ho detto” decreta mio padre.
“Ma l’hai pensato” ringhio “E sai cosa mi sembra incredibile? Che quando vi ho detto che mi piace il cazzo non avete fatto più di tante noie! Alla fine, dopo qualche giorno di totale silenzio, avete ricominciato a comportarvi come se nulla fosse… e ho pensato che probabilmente l’idea vi avesse così tanto shockato che avete preferito rimuoverla dalla memoria… ma vi ricordo, di nuovo, per l’ennesima volta, che a me il cazzo piace, e tanto anche! E che se mi faccio inculare lo faccio più che volentieri!” il ghigno sul mio viso è perfido e anche se vorrei piangere, non posso fare altrimenti.
Se non mi accettano, dovranno odiarmi.
E questo è il metodo più rapido per farlo.
Anche se mi viene da vomitare all’idea.
Anche se sto per piangere.
Anche se vorrei spaccare tutto.
Loro devono odiarmi.
Adesso.
Per sempre.
Di nuovo.
Devono rimuovere.
Devono cancellare dalle loro menti che sono gay e che faccio l’attore di film porno.
Devono dimenticarlo.
Solo così un giorno potranno perdonarmi.
“VATTENE FUORI DA CASA MIA!” urla mio padre.
“CARO!” urla mia madre.
“Tranquillo, papà, avevo intenzione di levare le tende al più presto!” dico, afferrando la mia giacca di pelle nera e aprendo la porta, sbattendola violentemente dietro le me spalle.
Inizio a correre come un pazzo e non mi curo neanche della pioggia che cade scrosciante da giorni.
Non ci faccio neanche caso, ma sento freddo.
Tanto freddo.
Le mie gambe corrono più veloci.
Voglio andare da lui.
Voglio lui.
Lo voglio.
Voglio Sho.
Aumento ancora l’andatura e mi dirigo verso casa sua.
Mio padre e mia madre hanno saputo solo ora del mio lavoro.
O meglio, sapevano che lavoravo, ma non sapevano cosa esattamente io facessi.
Ora l’hanno scoperto.
E anche se odiano il mio lavoro non importa.
Io sono grato ai film che ho girato.
Perché mi hanno fatto incontrare Sho.
Il mio amore.
La persona che più mi ama al mondo.
L’unica persona che mi capisce.
Che non critica quello che faccio.
Che mi accetta per quello che sono.
Sento la pioggia picchiettare sul mio viso e anche se mi irrita follemente, se mi fa male, non me ne curo.
Voglio arrivare da lui il prima possibile.
Voglio sentire le sue braccia che mi stringono forte.
Che mi consolano.
Che mi fanno sentire
Finalmente
A casa.
Suono al campanello di casa sua e lui mi apre.
Vorrei abbracciarlo, ma non posso.
Lo bagnerei tutto, e lui porta già il pigiama.
“Hikaru!” esclama, sorpreso “Entra immediatamente!”.
Mi afferra per un braccio e mi trascina dentro.
Mi porta subito in bagno e apre l’acqua calda.
“Ma che diavolo ti passa per la testa? Girare sotto la pioggia…” mi recrimina, senza particolare enfasi, armeggiando con la cintura dei miei pantaloni.
“Scusa…”.
Non so neanche perché mi scuso…
Forse perché lo vedo preoccupato…
“Non devi farlo mai più, Hikaru!” esclama, di nuovo, arrabbiatissimo.
“Scusa…”.
Lo dico di nuovo.
E lui mi guarda.
Fisso.
Dritto negli occhi.
“Entra in doccia” mi ordina.
Io faccio come mi dice e mi faccio lavare da lui.
Le sue mani che mi sfiorano il corpo delicatamente e l’acqua calda che mi intorpidisce le membra.
Vorrei fare l’amore con lui.
Vorrei anche io far scorrere le mie mani su di lui.
Ma adesso non ce la faccio…
La mia testa sta per esplodere…
Quando Sho chiude la doccia, mi avvolge con il suo enorme accappatoio azzurro.
C’è una toppa con Stitch e anche se la odio, anche se in un altro momento lo avrei preso in giro fino alla morte, adesso non ho nemmeno voglia di fare una delle cose più belle del nostro rapporto…
Bisticciare con lui.
Mi faccio avvolgere dalla morbidezza della stoffa e dal calore delle sue braccia che sfregano le mie per scaldarmi.
Sento il calore delle sue mani anche attraverso la stoffa dell’accappatoio.
E la voglia che ho di lui sale.
Aumenta.
E allora lo abbraccio.
Di slancio.
Perché è solo lui che voglio.
Lui e le sue tenerezze.
Le sue attenzioni.
Il suo amore.
Gli stringo forte le braccia attorno al collo.
Quasi lo strangolo.
Ma vorrei fondermi con lui.
Vorrei poter rimanere così e non pensare più a niente.
Vorrei perdermi nel suo calore per sempre…
“Ehi…” sussurra, emettendo un riso simile ad uno sbuffo, carezzandomi la schiena con le sua meni grandi.
Lo stringo e anche lui lo fa.
“Che succede?” mi chiede, sussurrandomelo all’orecchio.
“Niente… nulla di importante…” dico.
Non voglio parlare, adesso.
Voglio solo sentirmi stringere…
“Uhm… d’accordo…” ridacchia, carezzandomi i capelli “Me lo dirai quando ne avrai voglia…”.
“Sì…” gli bacio il collo “Adesso stringimi…”.
E lui lo fa.
E il nostro abbraccio si fa più saldo.
E adesso sento che potrei essere un tutt’uno con lui…
Adesso…
Sento di essere a casa…
**CONTINUA**

1 commento:
Che bellaaa fictionnnn!!!
Ho scoperto l'esistenza degli attori della coat west un anno fa e ora non posso non amare alla follia SHO!!!
Sho è bellissimooooooo e ho notato che quando lo fa lui sorride sempre dolcemente kyaaaa!!!!
continua continua pls!!
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